La storia di un contadino nel Tibet prima della rivoluzione socialista

Tibet, 1950

Sei un contadino, hai ereditato alcuni terreni agricoli da tuo padre e lui a sua volta dal suo prima di lui. Ti senti fortunato, ma devi lavorare molto. Riesci a malapena a sbarcare il lunario, ma pensi di avere una vita dignitosa. Ogni giorno torni a casa dai campi. La tua bambina corre a salutarti e tua moglie ti prende da bere.

Gli inverni sono duri, i servizi sanitari e scolastici sono assenti, ma non avendo mai conosciuto altra vita pensi che tutto sommato le cose siano giuste così.

Tua moglie sta dando da mangiare agli animali, tu stai riposando.

Un giorno, due guardiani vengono a casa tua. Dicono che non hai pagato le tasse, quindi devi andare via con loro.

Pensi: “Devo solo pagare un po’ di soldi, andrò con loro senza fare problemi”.

Così, vieni portato a Lhasa, la città in cui le persone vengono interrogate, giudicate e mandate in prigione. Pensi che sia normale essere essere qui.

Indossi le manette e vai d’accordo con i due gendarmi, ma cominci a non capire.

Sei portato da qualcuno che è ben vestito, probabilmente il tuo giudice.

Spaventato, chiedi al giudice perché sei stato portato qui?

Devi un bel po’ di tasse, dice il giudice.

Ma chi è il querelante? Chiedi.

Io, risponde il giudice.

, ma sono anche il querelante.

Ma non sei già il giudice?

Non capisci. Il giudice dice che avrai anche un difensore e che sarai trattato equamente.

Chiedi del difensore con una certa ansia!

Sono qui, dice un gendarme armato con sguardo tetro esattamente alle tue spalle.

Ma perché hai in mano una frusta?

Ora capisci che il difensore è qui per assicurarsi di farti confessare. Verrai torturato e maltrattato, subirai minacce e violenza psicologica fino a quando non confesserai. Il querelante-giudice e il tuo difensore faranno di tutto per estrarti le informazioni che loro considerano idonee e veritiere, non importa se queste siano reali, importa che loro le considerino tali.

Non vedendo alcuna via d’uscita, ti pieghi e confessi qualsiasi cosa essi vogliano.

Chiedi al giudice l’importo dovuto per tornare a casa, pagare e chiudere questa brutta faccenda.

Il giudice stima l’importo in tutti i tuoi averi: terre, casa, bestiame, prodotti agricoli e tua figlia.

Vedendoti poco convinto, vieni portato a più miti consigli con la tortura. Alla fine sei costretto ad accettare e finisci in prigione. La prigione è nel seminterrato della casa del giudice-querelante.

Entri in una cella buia, sporca, umida e puzzolente. Ci sono molte altre persone come te, alcuni perdono sangue, altri sono malati, tutti defecano e urinano nella cella. Non ci sono prese d’aria o luce, a parte una fessura sul soffitto. Non ricevete cibo, alcuni tuoi compagni di cella mangiano le mura o la muffa su di esse. Altri si lasciano morire di fame, altri semplicemente non hanno forze per fare nulla dopo il processo-interrogatorio-tortura.

Qualche giorno dopo, tua moglie ti porta del cibo, ma non vedi tua figlia: ormai è una schiava del giudice-querelante.

Qualche giorno dopo vieni liberato. Ci sono nuovi carcerati che devono prendere il tuo posto, perciò vieni cacciato malamente. Nonostante, la scarcerazione per indicare la tua condizione dovrai conservare una cavigliera metallica che non potrai rimuovere.

Non hai più una casa, non hai più terra, non hai più bestiame, non puoi essere un lavoratore perché tutti tramite la cavigliera sanno che sei un detenuto in libertà. Tu e tua moglie chiedete l’elemosina a Lhasa. Dormite in strada al freddo, subendo la fame, la povertà e i pregiudizi.

Una notte, senti le persone correre, gridare e persino alcuni spari. Sei spaventato.

Il giorno dopo un soldato cinese ti offre del cibo.

Il soldato ti parla con un interprete: “Viva la Rivoluzione Popolare, compagno!

Non hai idea di cosa stia parlando.

“Otterrai di nuovo le tue terre, tua figlia, tutto ciò che ti è stato tolto ti sarà restituito, ogni giudizio ingiusto fatto dal precedente regime è annullato, non c’è nulla di cui preoccuparsi!”

“Torna a coltivare la tua terra!”

Il soldato ti dice che ora sei un cittadino della Repubblica Popolare Cinese, nessuno può toglierti la libertà senza un processo adeguato e hai il diritto a un’adeguata difesa legale. Dovrai ancora pagare le tasse. Hai il diritto di lavorare. Nessuno può prendere la tua proprietà senza un motivo valido, nessuno può prenderti come schiavo.

Ora sei padrone del tuo paese.

(Basato sulla storia dell’utente Zhihu,有哪一瞬间让你为祖国激动得热泪盈眶? – 知乎)