L’Asia è la grande sfidante dell’ordine capitalista mondiale

I recenti fatti kazaki non fanno che confermare quanto emerso con sempre maggiore forza negli ultimi anni. I successi economici e sociali del Repubblica Popolare Cinese (la cui sfida al capitalismo ormai è ad ogni livello); la reazione russa alla continua espansione della NATO; la nascita e l’effettiva attivazione di tre grandi organizzazioni internazionali destinate ad essere protagoniste del futuro globale:

  • Il RCEP che include nazioni dell’Estremo Oriente e dell’Oceania: i paesi ASEAN (Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Filippine, Singapore, Thailandia, Vietnam), Repubblica Popolare Cinese, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda. L’accordo, di cui abbiamo già parlato qui nel nostro blog, creerà una crescita consistente in tutta la regione e avrà effetti su tutta l’economia mondiale.
  • l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, ovvero il gruppo di paesi intervenuto in aiuto delle autorità kazake e composto da soli paesi ex sovietici per ora: Armenia, Russia Bianca, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e alla cui adesione si è dichiarato interessato l’Iran (in tal caso, sarebbe il primo paese non ex sovietico ad aderire).
  • L’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai, che ha già siglato un accordo di intesa con la precedente Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva e di cui fanno parte: Repubblica Popolare Cinese, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, India, Pakistan e Iran.

Ciò che accomuna queste tre grandi organizzazione è che tutte ruotano attorno a dei rivali geopolitici e strategici degli Stati Uniti e gli assi portanti sono la Cina e la Russia (fatta eccezione forse per la prima, a cui partecipano anche alleati occidentali come Australia e Giappone).

Anche in questo caso le ultime due si fanno notare per l’interesse dell’Iran, altro paese notoriamente rivale dell’ordine egemonico occidentale e neoliberista. Il coinvolgimento dell’India all’Organizzazione di Shangai, lascia ipotizzare scenari futuribili.

Vero, infatti, che la repubblica indiana rimane un saldo alleato degli Stati Uniti nella regione, ma è anche vero che in passato l’India e la Cina e soprattutto, l’India e l’Unione Sovietica ebbero discreti periodi di intesa e collaborazione.

La stessa ASEAN è riuscita a raggruppare al suo interno tipologie di paesi quanto mai diversi tra loro e in passato rivali (basti pensare all’adesione di Thailandia, Vietnam, Cambogia e Laos). La diffusa vulgata che il Partito Comunista Vietnamita preferirebbe Washington a Pechino, non trova al momento alcuna conferma nei fatti: non mancano incomprensioni e tensioni nell’area e una rivalità storica tra i due paesi incide sicuramente, tuttavia al contempo il Vietnam è paese ancorato al socialismo e vicino ai paesi che combattono l’imperialismo e il capitalismo (basti pensare alla sincera collaborazione tra Vietnam e Cuba, periodicamente riconfermata dai partiti comunisti al governo).

Giova ricordare che l’Asia è il continente più grande e più popolato del mondo, in esso coesistono stati, storie, culture e vive un numero enorme di persone. La costruzione di un mondo multipolare, di pace e equilibrio è fondamentale al nostro futuro condiviso su questo mondo.

L’innovazione tecnologica (basti pensare alla presunta corsa allo spazio asiatica per info qui) e la crescita economica garantita dai paesi del continente rimane un caposaldo del nostro futuro. La costruzione di un mondo multipolare e che rispetti le diversità è parte di un più generale cambiamento che riguarderà tutti i paesi del mondo e che, al momento, è l’unica possibilità per lo sbocciare di tanti socialismi, quante sono le tradizioni presenti nel nostro paese.

La Cina, a differenza degli USA, non ha sprecato un solo cent in guerre, parola di Jimmy Carter

Era il 2019 e alla presidenza degli Stati Uniti era ancora comodamente D. Trump.

Il presidente in carica ebbe un confronto con l’ex presidente J. Carter sulla Repubblica Popolare Cinese. Trump era irritato e preoccupato dalle previsioni che davano la Cina prima potenza economica mondiale nel 2030. Il superamento degli USA suonava come inaccettabile all’allora inquilino della Casa Bianca (e all’attuale, a giudicare dalle azioni).

La risposta di Carter rivelò tuttavia un punto focale delle differenze tra Cina e Stati Uniti e dei diversi ruoli che i due paesi vogliono avere nel mondo.

Carter notò come la Cina non avesse sprecato denaro e avesse ben investito in infrastrutture moderne i propri fondi pubblici:

Dal 1979, sai quante volte è stata in guerra con qualcuno la Cina? (…) Nessuna. Mentre noi siamo rimasti in uno stato di guerra continua. Gli Stati Uniti hanno goduto di soli 16 anni di pace nei loro 242 anni di storia (…) Rendendoci la nazione più bellicosa nella storia (…) Per la tendenza a costringere altre nazioni ad adottare i nostri principi americani (…) Gli Stati Uniti hanno sprecato, suppongo, 3 trilioni di dollari in spese militari (…) La Cina non ha sprecato un solo centesimo in guerra, ed è per questo che sono davanti a noi. In quasi tutto!

Le parole dell’ex Presidente degli Stati Uniti (20 gennaio 1977 – 20 gennaio 1980) sono arrivate nel 2019, proprio nella ricorrenza dell’apertura quarantennale tra Stati Uniti d’America e Repubblica Popolare Cinese, che fu lui stesso a condurre. Carter giustifica la sua scelta, notando come non fu la normalizzazione dei rapporti a permettere la crescita cinese, ma la corretta gestione economica: “Sapete quante ferrovie ad alta velocità ci sono in Cina? 18.000 miglia. Sapete quante in questo paese? Zero!“.

Un ex presidente degli Stati Uniti nota come la Cina, negli ultimi decenni, non ha condotto guerre, non ha condotto una politica estera offensiva, non ha avuto la tendenza a imporre i propri valori altrove e ha gestito la propria economica in modo eccellente investendo in infrastrutture e migliorando il tenore di vita della popolazione. Oggi la Cina è integrata nel tessuto economico mondiale, di cui costituisce il motore, permettendo a molti paesi in via di sviluppo di uscire dalla dipendenza verso le ex potenze coloniali e a noi in Occidente di beneficiare di un’economia mondiale ancora stabile.

Così mentre gli Stati Uniti impongono sanzioni, alzano la tensione, bombardano, occupano, minacciano, la Cina si impegna per un futuro condiviso in pace e armonia con tutti i popoli del mondo.

La trappola di Tucidide esiste solo per la NATO?

Sulla Cina e la trappola di Tucidide, abbiamo sentito parlare spesso a sproposito sui media europei e nordamericani. Siamo abituati a concepire il succedersi storico tra diverse potenze come necessariamente conflittuale, tuttavia, la condizione odierna presenta delle caratteristiche uniche rispetto ai precedenti storici.

Gli Stati Uniti, non sono la potenza egemone di un’area limitata, ma sono una super-potenza globale che proietta il proprio potere in tutto il mondo. Rinunciare a un potere unico ed eccezionale di questo tipo, è l’unica soluzione per un futuro comune di tutti i popoli del mondo.

La condizione di egemonia straordinaria in cui gli Stati Uniti si trovano è legata all’iper-consumismo della società nordamericana, ma anche al suo enorme apparato industriale, militare e burocratico. Il capitalismo imperialista nord-americano (e dei suoi alleati europei e anglofoni) ha la necessità di fagocitare le risorse economiche del resto del mondo, per permettere alle classi dirigenti dei propri paesi di vivere una agiatezza economica unica nella storia.

Al contrario, la Cina presenta le caratteristiche di una potenza emergente, di tipo socialista. Negli ultimi decenni, il governo del Partito Comunista Cinese (da ora P.C.C., nel testo), ha emancipato dalla fame e dalla povertà oltre 900 milioni di persone, creando il più grande miracolo economico di tutti i tempi.

Gli Stati Uniti si fanno sempre più aggressivi, avanzando pretese e accordi militare verso il Medio Oriente e l’area Pacifico – Indiana; mentre la Cina sta stabilendo partnership commerciali e diplomatiche in Asia, Africa e Europa.

Inoltre, il governo del P.C.C. e della Repubblica Popolare costituiscono un modello alternativo per gli stati asiatici e africani in cerca di emancipazione, ma che non vogliono più essere vittime della colonizzazione culturale dei paesi OCSE e NATO.

Così, mentre il governo di Washington proietta il proprio esercito verso l’Asia, rendendo inevitabile la trappola di Tucidide; la Cina procede verso Ovest, con una rotta di mercanti e merci più antica di Marco Polo.

Alla Cina non serve la guerra: le basta la garanzia di poter difendere i propri confini dall’imperialismo. Al contrario, gli Stati Uniti hanno bisogno di continuare a espandere il loro impero, in una guerra permanente, per mantenere in piedi i rapporti di forza attualmente esistenti nel mondo.