“Siamo solo all’alba (e) un secolo non basterà” – Intervista a Masei Dicoccio

Pubblichiamo la nostra intervista a Masei Dicocciomembro della redazione di Giubberosse

1- Partiamo dall’attualità, guerra in Ucraina, il tavolo del negoziato: trattativa reale o diversivo?

1- Dipende da che livello si analizza, devi immaginare la situazione come un gigantesco millefoglie, strati sopra strati sopra altri strati e un bel po’ di ripieno in mezzo. Le trattative sono necessarie per alcuni scopi soltanto, sono necessarie a mantenere un aspetto di “confronto” anche se non esiste confronto visto che stiamo parlando di un gigante che si misura con una bambina. Le trattative serviranno se verrà mantenuto un ruolo per Zelensky una volta usciti dal contingente e se l’Ucraina manterrà una sua qualche integrità, altrimenti saranno state soltanto “intrattenimento”.

2- Che soluzioni giudichi verosimile per il conflitto? Come mediare tra i due contendenti?

2- Primo dobbiamo stabilire che non ci sono due contendenti, almeno non nella forma che ci appare. Credo che il conflitto si risolverà in qualche modo quando non sarà più necessario agli scopi per cui è stato generato, e cioè quando lo strappo tra Europa e Russia sarà diventato abbastanza ampio e l’economia europea abbastanza distrutta da permettere la ricolonizzazione dell’areale da parte di altre forze. Lo so, ho condensato quello su cui si potrebbe scrivere un libro in una frase ed è quindi di non facile comprensione.

3- L’Organizzazione di Shangai evolverà verso qualcosa di più strutturato? Arriverà un momento in cui sarà assimilabile a NATO o UE, o la grande varietà dei membri potrebbe impedire il salto?

3- Diciamo che i semi ci sono tutti, il progetto BRI, come la collaborazione lungo l’asse nord-sud dell’Asia stanno facendo passi da gigante, il CSTO è già un fatto concreto e, per adesso in piccolo, anche la Cina sta stringendo accordi di supporto militare con i paesi che la circondano. Credo che nel complesso il processo sia inarrestabile, la velocità con cui si realizzerà è tutt’altra storia e dipende da un numero di fattori esageratamente grande. Comunque, siamo solo all’alba, prima di arrivare al mezzogiorno passerà un bel po’ di tempo. (Non sono d’accordo con Mahbubani che definisce questo il secolo asiatico, un secolo non basterà a strutturare l’isola-mondo)

4- Parlando di economia, quali saranno gli effetti su quella italiana ed europea delle sanzioni e del conflitto?

Che le sanzioni sono un clamoroso boomerang ormai credo sia palese a tutti, il nostro è un continente di trasformatori, non abbiamo risorse nostre da sfruttare, senza la “collaborazione” forzosa o meno dei paesi detentori delle materie prime siamo destinati a soccombere. Nel breve periodo sarà un bagno di sangue, ma c’è una piccola speranza: oltre a quanto già detto noi siamo anche la “memoria storica” dell’umanità e questo è qualcosa che non può essere distrutto, alla fine chiunque vorrà dominare dovrà fare riferimento a noi almeno per quel tipo di “sapere”.

5- Ci avviciniamo alla fine dell’era del dollaro?

Si, questa è forse la mia unica certezza e, data la mia età, forse anche l’unica cosa che sono certo riuscirò a vedere, Ma non sarà solo la fine del dollaro ma anche la fine della moneta fiat come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi.

6- Che ruolo stanno avendo gli Stati Uniti e il Regno Unito in Ucraina? A che scopo?

Scartiamo subito il Regno Unito che nel contesto globale ormai è solo la ruota di scorta del sistema anglo-americano, gli Stati Uniti hanno usato l’Ucraina come chiave per innescare questo corso di eventi come era destino che fosse (ne scrive già Brzezinski negli anni ’90). La scaricheranno quando non servirà più al loro scopo. Gli scopi possono essere molteplici, quello più evidente è la volontà di separare la Russia dall’Europa e di isolare quest’ultima in chiave anticinese. Ma come ho accennato sopra potrebbe anche essere una manovra per scaricare il riallineamento economico-finanziario globale in maggior quota sull’Europa che non sugli Stati Uniti.

7- Caucaso: Georgia e Azerbaigian si stanno spostando verso l’Occidente? Che ruolo hanno Turchia e Israele nella regione? Ci sono altri attori di cui vuoi parlarci?

Il Caucaso insieme all’Afghanistan è il grosso nodo da sciogliere per qualunque soluzione si voglia adottare in termini di Eurasia. Ci giocano gli interessi di tutti, è la strettoia nella valle dove scorre il flusso che va nelle due direzioni da oriente a occidente, sarà l’ultimo dei luoghi ad essere pacificato. Nello specifico l’Azerbajian ha una politica simile a quella tenuta dalla Bielorussia nei primi anni 2000, strizza un occhio a turchi e israeliani ma è ancora attaccato al cordone ombelicale della Russia. La Turchia, essendo uno dei possibili terminal del percorso che va da Amsterdam a Pechino, cerca di ritagliarsi una sua piccola area di egemonia. La questione Caucaso è in assoluto la più complessa e meno leggibile di tutte.

8- Quale partito politico ha la capacità di barcamenare il nostro paese nell’odierna situazione? Chi ha la bussola di dove sta andando il mondo oggi in Italia?

Premesso che dal crollo della Prima Repubblica l’Italia ha maturato una classe politica di lacchè esecutori di ordini provenienti dall’esterno senza il minimo senso dello stato, direi che nessun partito è in grado ne di governare il paese ne di dargli un qualunque orientamento autonomo pur rimanendo in ambito di sovranità condizionata. L’unica cosa che vedo è qualche personaggio, e si tratta in maggioranza più di “animali politici” che non di “statisti”, che ha almeno una parziale percezione della realtà e un approccio minimamente originale. Da non credere che tra questi ci sia proprio uno come Renzi. Nella catastrofe riusciamo a mantenere soltanto qualche buon tecnico.

Ho risposto brevemente, ma sono tutte domande la cui risposta esaustiva comporterebbe ore e ore di riflessione, oppure migliaia di pagine di scritti.

Tempi e strategie secondo la stampa occidentale (ovvero della dissociazione dalla realtà)

Sentendo i giornalisti europei sembrerebbe che la Russia abbia davanti un conflitto lunghissimo e sanguinario: non averlo concluso in una settimana sarebbe un enorme insuccesso.

Come al solito, la macchina della propaganda NATO è all’opera e mistifica la realtà dei fatti. L’Ucraina è stata già più volte (ri)conquistata dai russi/sovietici nel corso del ‘900, in modo stabile e mai in pochi giorni.

Presentare oggi, la normale lunghezza del conflitto come un prolungamento fallimentare dello stesso è non solo falso, ma anche inutile da un punto di vista umanitario.

L’Occidente, l’UE e i governi NATO si rendono complici del prolungamento del conflitto da parte ucraina, creando la falsa percezione di un possibile successo, ma la realtà è che senza un aiuto esterno (che tutti hanno negato) l’Ucraina non ha nessuna possibilità di resistere alla Russia.

Si sente parlare di rischi nucleari, come se i russi volessero scatenare un incidente nucleare che colpirebbe la popolazione civile tra 15 anni e che riguarderebbe buona parte dei territori russi (Mosca inclusa), più che Unione Europea e NATO.

Non sento invece parlare dei laboratori biologici ucraini, finanziati dagli Stati Uniti, dove invece si stavano costruendo veramente armi biologiche letali, potenzialmente pericolose (specie se affidate a uno stato fantoccio mafioso e para-nazista come quello ucraino dopo il 2014). Non sento parlare dei rischi che l’Ucraina ottenesse la bomba atomica o delle pericolose richieste di una no fly zone che metterebbe direttamente a confronto Russia e NATO.

I russi stanno vincendo e vinceranno questa guerra, non in giorni, ma in settimane e mesi e lo sapevano benissimo da prima di iniziarla. La stessa stampa si tradisce parlando di mercenari assoldati dal Cremlino, in tutto il Medio Oriente, fino ad ottobre (ammesso che la notizia sia reale e non l’ennesima bolla informativa).

L’altra grande notizia è quella dell’intervento russo in Moldavia/Transnistria. La repubblica separatista sarebbe il nuovo Donbass, Putin prevedrebbe (e la Bielorussia con un errore pacchiano lo direbbe al mondo intero) una nuova guerra e annessione.

Ovviamente, non dispongo di nessuna informazione speciale al riguardo, ma posso procedere con la logica. Al momento, in Moldavia le ostilità tra separatisti e governo centrale non hanno raggiunto in nessun caso il picco di violenza presente in Ucraina dal 2014. I cittadini russi o russofoni (almeno fino ad ora) non hanno subito nessuna discriminazione speciale. La stessa Moldavia ha reso più concreta la spinta verso l’UE solo in questi giorni di propaganda e la Transnistria è saldamente sorvegliata da soldati russi presenti da anni. La situazione (almeno superficialmente) sembra ben più pacifica. Salvo inutili provocazioni moldave o NATO, non mi preoccuperei molto di quel confine, penserei piuttosto alla Georgia* come area di tensione, ma le truppe russe, per il momento, sono ben lontane…

*Abcazia e Ossezia meritano un post a parte, per la lunga storia e il rischio di genocidio (da parte georgiana) che quei popoli corrono.