La sinistra latinoamericana e la costruzione di un mondo multipolare

Dopo un periodo di reflusso, in Sud America il vento della sinistra è tornato a soffiare. Le recenti elezioni in Cile, Nicaragua e Venezuela hanno confermato i successi della sinistra, specie quando questa non è solo la stampella riformista del capitalismo e dell’imperialismo statunitense e europeo nella regione.

Questo nuovo corso politico sta finalmente facendo convergere gli interessi dei popoli storicamente oppressi in unico campo alternativo a quello imperialista. In questo modo, Cina e Russia stanno ricominciando a giocare un ruolo da protagoniste nella costruzione di un mondo multipolare.

Nel precedente post abbiamo parlato della teoria delle dipendenza, di provenienza sudamericana, e di come questa scuola avesse portato alcuni suoi teorici a immaginare una convergenza tra oppressi in contrapposizione al Washington Consensus.

Già a dicembre, il Nicaragua sandinista ha riallacciato le relazioni diplomatiche con la Repubblica Popolare Cinese, non riconoscendo più il governo secessionista di Taiwan.

Proprio la teoria della dipendenza può aiutarci a capire l’interesse statunitense nella regione. I paesi sudamericani sono ottimi produttori di materie prime e fornitori di lavoratori a basso costo per il mercato statunitense. L’agricoltura e le miniere dell’America Latina hanno permesso la crescita di molto delle multinazionali a stelle strisce e proprio questa ricchezza del territorio è stata causa dello sfruttamento e degli innumerevoli colpi di stato finanziati e orchestrati dalla CIA: lo zucchero cubano, il litio boliviano, il petrolio venezuelano, il cacao del Brasile o la coca colombiana, tutte merci destinate al vorace mercato delle nazioni occidentali. Materie prime comprate a basso costo, spesso svendute sul ricatto di una concorrenza spietata e spinta dagli acquirenti stessi, una guerra tra poveri in cui i paesi poveri sono destinati a rimanere sempre più poveri e ingabbiati in un sistema del debito.

La stampa occidentale accusa la Cina di creare debiti insostenibili, ma vale la pena ricordare che mentre la Cina – solitamente – presta denaro per costruire infrastrutture che rimarranno alla popolazione e alle imprese locali; i capitali occidentali investono in modo rapace prestando denaro con interessi ai limiti dell’usura date le condizioni di partenza. La differenza è che mentre la Cina intende fare in modo che il denaro prestato vada a buon fine e sia usato bene, le nazioni europee e nordamericane non applicano alcun controllo, quasi preferendo che il denaro prestato sia sprecato, così da poter ricattare in un secondo momento popolazioni e governi.

Il nuovo corso storico cambierà la gestione delle risorse sudamericane e forse permetterà ai governi locali di decidere con chi fare affari in base ai loro interessi e non in base a una concorrenza pilotata dall’esterno.

L’accesso del Nicaragua alla Nuova Via della Seta conferma questa volontà generale dei governi di sinistra di uscire dalla dipendenza e di rompere le catene dell’oppressione. Dopo decenni in cui gli Stati Uniti hanno dettato il bello e il cattivo tempo nella regione, parte un nuovo ciclo che dall’associazione tra governi progressisti e socialismo di mercato cinese potrebbe ribaltare gli assetti tradizionali.

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