Perché la Cina è un modello positivo a livello globale

La Repubblica Popolare Cinese rappresenta un modello di sviluppo positivo per il mondo, nonostante (e soprattutto per) la propaganda occidentale.

La Repubblica Popolare mostra a paesi non europei un modello di sviluppo alternativo a quello occidentale. L’area estremo orientale (Cina, Corea del Sud, Giappone, Singapore) mostra come una serie di caratteristiche permettano anche ai paesi non di cultura occidentale l’uscita dalla povertà e dal colonialismo culturale dell’OCSE.

Il Giappone, avendo sposato più di un secolo fa, tutte le soluzioni proposte dall’Occidente e utilizzato questo potenziale per diventare a sua volta potenza coloniale prima e durante la II Guerra Mondiale è in parte escluso da questa valutazione.

Ad oggi, la Cina mostra non solo un modello di sviluppo per i più poveri della Terra, ma anche una via di uscita al liberalismo occidentale che ammantandosi di parole come democrazie e diritti copre un sistema sociale ingiusto e sempre più chiuso su se stesso.

La Cina ci ricorda che, nonostante il nichilismo abbia preso a un certo punto il sopravvento nella storia di Europa (e derivati), questo non è accaduto in modo uniforme in tutto il mondo.

La storia non è finita nel 1994, come predicevano gli alfieri del liberalismo classico. La democrazia degli Stati Uniti d’America non è destinata a governare indiscussa tutto il mondo, il capitalismo e un certo rapporto con la natura e con la tecnica, con il corpo o con il sacro non saranno il destino comune di tutta l’umanità.

Dopo una grande ubriacatura ideologica collettiva ci siamo risvegliati in un mondo diverso, costruito sui debiti e sullo sfruttamento, in cui le generazioni successive vivranno peggio delle precedenti, in cui l’ecosistema non è più in grado di rimpiazzare le risorse che stiamo distruggendo voracemente.

La cultura del tutto e subito, la cultura della libertà data dal denaro (e solo da quello), la cultura del lavoro salariato e alienato, ha preso il sopravvento su settori sempre più grandi di popolazione europea e nordamericana, proprio mentre i media ci raccontavano un mondo fatto di conoscenza, fibra ottica, nomadi digitali. Ci spacciavano la libertà della new economy e si dimenticavano di dirci che sempre più persone restavano a casa senza un lavoro, senza un contratto, senza un posto fisso. Piano piano, tutto questo è stato fatto passare come noioso o non necessario, dimenticando di dire che l’essere umano è un animale gregario e che vive in comunità, che alleva i propri cuccioli per anni: che per vivere, essere sereni e prosperare abbiamo bisogno di certezze e organizzazione sociale, di libertà e creatività, ma anche di un gruppo coeso e che preveda degli strumenti di tutela sociale per tutti.

L’essere umano non è il capitalismo, l’essere umano non è la lotta e la sopravvivenza del più forte, questa è una mitologia spacciata dai ricchi negli ultimi cento anni come “verità”; l’essere umano è un animale cooperativo, gregario e sociale che cura i piccoli, gli ammalati, i deboli e gli anziani del gruppo. Questo ci rende felici e ci ha reso intelligenti evolutivamente.

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