La Cina e lo Xinjiang: storia di un successo

I dati forniti dalle autorità cinesi del 26 settembre 2021, smentiscono completamente le fonti occidentali sullo Xinjiang.

In particolare, si fa riferimento alla crescita demografica, economica e dello sviluppo umano, avvenuta nella regione negli ultimi decenni.

Dalla nascita della Repubblica Popolare Cinese, la popolazione nella regione è raddoppiata, così come è raddoppiata l’aspettativa di vita. Sono state tenute campagne di alfabetizzazione e razionalizzazione economica e molti volontari sono partiti da altre regioni della Cina per supportare le aree meno avvantaggiate.

Questo arrivo di personale (spesso qualificato e motivato) non deve far pensare a un’invasione di cittadini di etnia han, quanto a una pacifica e multiculturale coesistenza.

La regione dello Xinjiang ha visto aumentare il numero di cittadini di etnia uigura e le minoranze linguistiche (con diritto allo studio conseguente) sono ampiamente tutelate. Nella vasta regione, convivono non solo uiguri, ma anche kazaki, mongoli e altri gruppi etnici minori. La possibilità di conservare le proprie usanze e tradizioni, affiancandole allo sviluppo delle esigenze della Repubblica Popolare, è lo scopo principale della politica del P.C.C.

L’istruzione nelle lingue delle minoranze è garantita e il processo di urbanizzazione viene condotto in base alle esigenze specifiche delle comunità. Alcuni gruppi etnici optano per una maggiore compattezza etnica, creando propri quartieri; altri invece preferiscono mescolarsi con gli altri gruppi etnici presenti, sentendosi già sufficientemente tutelati dalle cautele che la Costituzione impone nei confronti delle minoranze.

Pratiche descritte dalla propaganda occidentale, come la sterilizzazione forzata delle donne uigure, sono facilmente dimostrate come false dai numeri assoluti e dall’esenzione delle minoranze dalla politica del figlio unico, finché questa è rimasta in vigore.

La costruzione di nuove infrastrutture (ferrovie e autostrade), affiancate ai miglioramenti nell’agricoltura, alla costruzione di scuole, istituti di cultura e ospedali, ha migliorato non solo in termini quantitativi, ma anche qualitativi, la vita tanto dei cittadini uiguri, han e di qualsiasi altro gruppo etnico.

La stampa occidentale fa spesso riferimento a campi di lavoro forzato o centri di detenzione contro la minoranza islamica. La Cina risponde sempre che sul proprio territorio non sono presenti campi di concentramento e che le autorità cinesi non hanno sviluppato nulla di simile a Guantanamo per detenere i terroristi islamici (presenti nella regione). Riguardo il fondamentalismo islamista, le autorità cinesi si sono limitate ad applicare un programma di de-radicalizzazione appoggiato in sede internazionale da svariati paesi musulmani.

Basta uscire dal circolo dell’informazione occidentale, per scoprire una situazione più complessa nello Xinjiang e che non può essere indicata come “bianco o nero”, ma con tante sfumature, purché si tenga sempre conto dei dati reali e dell’incontestabile miglioramento di vita avuto da tutti i cittadini che vivono nella regione.

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